Dilemma pannolino

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Cercasi urgentemente consigli sul topico momento dell’addio al pannolino. Il dilemma è: inizio adesso con la speranza che per i primi di luglio (quando partiremo per un giro “on the road” dell’Olanda) Lolli abbia imparato a fare i suoi bisognini nel vasino oppure aspetto e comincio al ritorno dal viaggio con la speranza che sia pronto per l’asilo? Soprattutto, c’è un modo per sapere se il nanetto è pronto?

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Alcune amiche che hanno bimbi di circa due anni e mezzo come Lolli stanno cominciando ora e certo, assicurano, è un’impresa. Praticamente si passa la giornata a lavare mutande e pantaloni nell’incubo che la faccia quando si è in giro. Soprattutto, da inesperte come me, non hanno idea di quanto ci si mette e se c’è qualche trucchetto. Ora, giuro che inizierò a informarmi meglio, ma se qualcuno che legge mi potesse raccontare la sua esperienza e magari dare qualche consiglio, saremo felicissimi!

E non mi viene in mente altra canzone che questa: “Help help”, Pearl Jam

Professione fotografo

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Lolli ha scoperto la fotografia. Prende il mio telefono, va sull’icona della macchina fotografica, inquadra il protagonista del momento (che posso essere io, Diego alla tv, il prato o il gatto) e “clic”. Oppure, preme su autoscatto e si immortala mentre dice “cheese”. Uno spettacolo buffissimo.

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Anche qualche tempo fa, in realtà, gli era capitato di farlo. Ma la differenza con allora è che adesso il gesto ha acquistato consapevolezza. C’è un soggetto da immortalare, c’è da mettersi in posa, bisogna sorridere e via. Lo trovo fantastico. Quindi ecco a voi i suoi primi scatti. Che sia nata una passione?

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E questo è Eddie Vedder che “immortala” i Beatles. 

Topolino no

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A Lolli quella specie di Topolino formato gigante che si fa fare le foto in cambio di una monetina non lo convince proprio per niente. Meglio le macchine della polizia, le pozzanghere e le spalle di papà.

Ieri mattina, approfittando di qualche ora di sole, siamo montati tutti e tre in sella alla bicicletta direzione Duomo (era una vita che non ci andavamo più) e una volta arrivati abbiamo deciso di legarle al palo così da far scorrazzare il nanetto nella zona pedonale. Che, in ordine di apparizione:

- si è tuffato a piedi uniti con le all stars di tela in qualsiasi pozzanghera (da quella mini alla versione “lago”) inzuppando calzini e pantaloni

- è corso incontro a ogni macchina della polizia-carabinieri-vigili (che per lui si chiamano tutte ni-no-ni-no) per salutarli vivamente e farsi accendere la sirena in suo onore

- ha fatto dieci-cento-mille passi più di noi perché andava avanti e poi tornava indietro ridendo come un pazzo e gridando buca buca per ogni sanpietrino saltato

- si è lanciato sulle spalle di papà quando, infine, si sono scaricate le pile. Lì si sta in alto, si vede tutto, ci si sente forti anche se si è stanchi

Ma il topolino gigante, quello no. Tutti i bimbetti volevano prendergli la mano, fare una foto, ridere con lui, Lolli no. A lui quella maschera gigante con gli occhi inespressivi proprio non piaceva. E se devo essere sincera, neppure a me.

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La tenda degli indiani

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Io da piccola l’avevo sempre desiderata una tenda da indiani, ma in quegli anni i giochi costavano tanto e i miei genitori non me l’avevano mai comprata. Probabilmente non esisteva nemmeno. Così armata di plaid e fantasia me la facevo da sola. Mi mettevo sotto la scrivania, un pezzo di coperta scendeva da una parte, uno dall’altra e la tenda-rifugio era pronta. Così nascosta lì dentro scatenavo tutta la mia creatività di bimba inventando storie e giochi.

Domenica invece ne abbiamo comprata una. Certo, forse avremmo potuto crearla noi che sarebbe stato molto più eco-friendly e avrebbe fatto di noi dei genitori più politically-correct, ma in questo momento di tanto lavoro isterico e zero tempo libero, ci è sembrata la cosa migliore. Quindi, ecco questa magnifica “teepee” colorata, acquistata da Tiger (ormai è diventato la mia salvezza) a soli 10 euro. Mai regalo è stato più apprezzato.

Ieri pomeriggio abbiamo giocato ad “Arrivano gli indiani!” e Lolli si è scatenato. Ha passato ore ad entrare e uscire dalla tenda, a riempirla e svuotarla di giochi, macchinine, sgabello, bicicletta, e chi più ne ha più ne metta. Si è divertito a nascondersi lì dentro. Poi con coperta e cuscini si è fatto una “cuccia” fantastica dove ha fatto finta di fare la nanna… Che spettacolo. Mi sono quasi commessa, pensando a lui, a me bambini, e a tutto il resto.

Ps: ovviamente né io né Paolo siamo riusciti a resistere alla tentazione di entrarci. Certo per noi non era molto comoda, meglio lasciarla tutta a Lolli… Augh.

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Questi sono i Foo Fighters, questa è Time like this